Eventi, feste religiose e sagre

Традиции и праздники Сардинии

La Sardegna possiede una spettacolare bellezza, al di là delle sue splendide spiagge e del suo mare cristallino, una bellezza che si tramanda da secoli. Si tratta del suo immenso patrimonio culturale, costruito sulla base di tante dominazioni straniere susseguitesi nei secoli, ove il sovrapporsi delle abitudini di vita quotidiana ad usanze di origine pagana e cristiane, hanno determinato poi la creazione dei riti liturgici sacri. In primis la dominazione spagnola, durata ben 400 anni e che più di ogni altra ha caratterizzato la tradizione delle feste e sagre profane o delle sue processioni religiose.

Veritaly Travel intende far conoscere la Sardegna nei suoi aspetti più mistici e nascosti, attraverso quelli che si ritengono i momenti più importanti di ogni comunità agro pastorale e che meglio la rappresentano, ossia le sue feste che siano esse sacre o profane, attraverso un viaggio “oltre le sue coste” alla ricerca di un anima nascosta e sorprendente.

Nel calendario agro pastorale, ogni giorno dell’anno è utile per attirare la fortuna e la prosperità, il buon esito dei raccolti, la mietitura, la vendemmia, e lo scacciare degli spiriti maligni e della cattiva sorte. Questo sia attraverso manifestazioni apotropaiche come il Carnevale, sia con processioni religione, perché per il contadino e il pastore sono costantemente legati alla natura e alla sua benevolenza.

Gennaio, feste in onore di Sant’Antonio Abate

Nella notte tra il 16 e 17 gennaio si accendono, in tanti paesi della Sardegna, fuochi in onore di Sant’Antonio Abate, che danno inizio ufficiale ai riti profani del Carnevale, in un ricco patrimonio di spiritualità e di simbolismo particolarmente suggestivo. Si tratta di una delle feste patronali più sentite, a dimostrazione le tante chiese dedicate al santo su tutto il territorio regionale. Le celebrazioni iniziano con l’accensione di cataste di legna scelte dall’albero o dalla radice migliore e dalla costruzione di scenografiche architetture lignee destinate a bruciare per diversi giorni. Le cataste si accendono nel sagrato della chiesa a lui dedicata, ma in alcuni paesi, come ad esempio Mamoiada in cui la festa è particolarmente sentita, ogni quartiere allestisce il suo falò ed intorno ad esso si radunano i vicini di casa, che per tre giorni pranzano e cenano tutti insieme condividendo cibo e vino. La tradizione vuole che il sacerdote, durante i vespri, benedica il pane e i dolci da offrire a quanti partecipano all’evento mentre le donne offrono dolci e pane, gli uomini offrono il vino a chi accorre in paese. In quest’occasione si celebra la prima uscita delle maschere tipiche della tradizione carnevalesca in Sardegna, I Mamuthones e Issohadore di Mamoiada, Boes Merdules e la Filonzana di Ottana; Sos Turpos di Orotelli, sono le maschere più significative e conosciute a livello mondiale.

Febbraio, la Sardegna dai mille Carnevale

I Mamuthones di Mamoiada escono per la prima volta il 16 gennaio e da li iniziano la loro tipica e ordinata processione su due file, cadenzata dal suono dai campanacci che appesantiscono la loro schiena per non meno di 30 kg. Il loro significato è ancora misterioso e innumerevoli sono state le ipotesi per comprenderne l’origine. Essi rappresentano l’animale, che fornisce all’uomo ciò di cui ha bisogno, le pelli per riscaldarsi, il latte e le carni per cibarsi. I Mamuthones vestono la caratteristica maschera in legno intagliato di colore nero e sono abbigliati con una giacca di pelle di pecora nera. Sono comandati nel loro progredire in avanti dagli Issohadores, i possessori des issoha, ossia del lazo che fanno schioccare e con la quale catturano i presenti, spesso belle ragazze che si dice si mariteranno entro l’anno.

Sos Boes e is Merdules, sono invece le maschere tipiche della tradizione di Ottana, anche in questo contesto l’animale viene rappresentato da uomini mascherato con pelli di pecora, bianca questa volta, e da maschere intagliate in legno che rappresentano il bue, il cinghiale o il cervo. I Merdules, in sardo mere de ule (proprietario dell’animale) cercano di riordinare il loro gregge di animali, inscenando momenti di vita pastorale con animali impazziti che fuggono e che puntualmente vengono riacciuffati. Alla fine del loro corteo, la Filonzana una vecchia donna, tanto brutta quanto inquietante che ha il potere di mettere fine alla vita di chi incontra, tagliando con una grossa forbice il filo di lana, rappresentante la vita.

Sos Turpos sono caratteristiche maschere di Orotelli, uomini vestiti di nero con il caratteristico gabbanu in orbace, sono incappucciati con il viso annerito di carbone, impersonano i protagonisti della vita agropastorale inscenandone le azioni quotidiane (il fabbro, il pastore, ect.).

La Sartiglia di Oristano si tiene ogni domenica e martedì di Carnevale. Si tratta di una delle manifestazioni equestri più importanti in Sardegna e si distingue da tutti gli altri eventi del Carnevale perché avvenimento unico nel suo genere. Si svolge per le vie del centro oristanese a partire dalla mattina, quando un banditore proclama aperta la Giostra dove coraggiosi cavalieri provenienti da ogni parte della Sardegna, vestiti dei colori e dei costumi tipici del loro paese, cercheranno di conquistare la stella con la loro spada. L’organizzazione della giostra è di competenza dei due Gremi cittadini, quello dei falegnami e quello dei contadini. Il 2 febbraio di ogni anno durante un avvenimento liturgico, si nomina Su Componidori, ossia il capo corsa colui che deciderà la consegna delle spade e garantirà il buon esito dell’evento. Egli sarà accolto come un re, vestito e adornato da un comitato di donne, Sas Masseieddas, che copriranno il suo volto con la maschera caratteristica che gli darà un aspetto misterioso. Il conduttore dell’eccezionale corsa ha infatti poteri quasi divini, al punto che con un mazzo di fiori detto Pippia e Maiu, benedice tutti i partecipanti e il pubblico. La discesa alla stella è la parte focale e momento in assoluto più atteso della Giostra, dal numero delle stelle infilzato si prospetta il buono o cattivo auspicio per l’anno nuovo.

Il Carnevale di Tempio, rappresenta il Carnevale irriverente e scanzonato, dove tutti si mascherano e salgono in carri di cartapesta che rappresentano fatti di attualità in modo sarcastico. E’ in assoluto la sfilata di carri allegorici più imponete della Sardegna, che fa da contorno a Re Giorgio e alla sua compagna Mannena che alla fine dei festeggiamenti verrà bruciato in piazza.

Marzo e Aprile, i Riti del Ciclo della Pasqua

In questo periodo si susseguono in diverse parti della Sardegna i riti della Settimana Santa dove si osservano scene spettacolari e di grande suggestione e pathos, legate al ciclo della Pasqua.

La Semana Santa di Alghero. La Settimana Santa si apre con la Domenica delle Palme, in occasione della quale Alghero si trasforma in un Santuario all’aperto cosparso di intenso pathos e profonda religiosità. Gli avvenimenti si susseguono durante tutta la settimana che precede la morte e la resurrezione di Gesù Cristo, e sono organizzati dalle confraternite. La processione si svolge alla all’imbrunire, in una cornice fatta di falò accesi che illuminano tutto il percorso che svolge per le vie strette del centro. Il predicatore, fino a non molti anni fa, nel suo incedere a capo della processione utilizzava ancora l’antica lingua della città, di origini catalane.

Maggio, sagre e feste

Il primo di maggio, la processione di Sant’Efisio a Cagliari è un evento che coinvolge tutta la Sardegna, da ormai 358 anni. Una processione di natura strettamente religiosa ma che con il passare dei secoli ha sempre più avuto una connotazione di sagra paesana, tanto da chiamarla ad un certo punto La Sagra di Sant’Efisio. Tendenza che le amministrazioni degli ultimi anni hanno cercato di raddrizzare, facendo rientrare la sfilata alla sua solennità religiosa e al vero senso del voto che lega la città di Cagliari al suo Santo Patrono, Sant’Efisio martire. Si racconta infatti che durante gli anni della grande pestilenza che sconvolse anche la Sardegna intorno alla metà del 1600, le autorità cittadine fecero un voto al Santo, che si racconta al momento della sua morte promise di proteggere Cagliari e i suoi cittadini. La città si impegnò dunque a portare ogni anno la sua statua in processione, dal quartiere di Stampace ove il santo fu imprigionato, fino al luogo del suo martirio, nella spiaggia di Nora, ove sorge la chiesetta paleo-romanica a lui dedicata. La peste finì e da allora la città di Cagliari, ogni anno scioglie il suo voto come promesso. Alla processione partecipano gruppi provenienti da ogni parte della Sardegna, che fanno sfoggio degli abiti tradizionali della festa, le donne sono particolarmente abbigliate e arricchite dai gioielli sardi fatti in filigrana. In questo contesto spettacolare è possibile vedere la ricchezza e la bellezza delle donne che sfilano, spesso intonando canti religiosi di preghiera gioiosa e di festa. La processione a piedi e a cavallo, prevede anche la sfilata de Is Traccas, ossia i carri su cui si trasportavano i viveri per sussistenza al pellegrinaggio perso Nora, ma che ora rappresentano uno spaccato della vita quotidiana, dei mestieri e della ricchezza di prodotti tipici dei vari paesi che partecipano. Particolarmente emozionante è il culmine della processione, quando il Santo con il suo coccio dorato risalente al 1700 riccamente addobbato e carico di ex-voto, raggiunge il palazzo comunale sulla via Roma, nel frattempo completamente cosparsa di petali di rosa coloratissima nel rito de Sa ramadura. In quel momento l’Alter Nos, rappresentante l’autorità cittadina, rende omaggio insieme al Sindaco e alle autorità, ringraziando per aver salvato Cagliari dalla peste, in questo momento le navi attraccate in porto risuonano nel silenzio salutando il santo. Da qui comincia il vero e proprio pellegrinaggio a piedi per raggiungere Nora, che dista circa 40 km.

Il 4 maggio il Santo fa ritorno a Cagliari e riprende posto nella nicchia dentro la chiesetta di Stampace.

la Cavalcata Sarda, a Sassari

Manifestazione folkloristica che si svolge ogni anno la penultima domenica di maggio. Si tratta di una delle feste laiche più importati della città, caratterizzata da un corteo di figuranti provenienti da tutta la Sardegna. Essi sfilano per il centro cittadino a voler esibire la ricchezza del proprio patrimonio folkloristico fatto di ricchi abiti, gioielli, cavalli e prodotti tipici. Una sorta di fiera dunque, vera e propria vetrina della ricchezza culturale ed enogastronomica della Sardegna. I cavalli assumono un ruolo importante, dando una connotazione più propriamente equestre, durante la seconda parte della manifestazione, quando la sfilata si trasferisce nell’Ippodromo cittadino ed i cavalieri danno prova di grande arditezza e bravura nel realizzare le spettacolari pariglie. La giornata si chiude nella principale piazza cittadina, con balli, canti e musica, regalando un’ampia panoramica delle varianti musicali presenti in Sardegna.

Luglio

L’Ardia di San Costantino, a Sedilo è la più famosa, emozionante e pericolosa corsa equestre della Sardegna. Anche questa manifestazione ha inizio il 16 gennaio, festa di Sant’Antonio, quando il parroco compie la sua scelta e comunica il nome del Capo Corsa, prima Pandela, il protagonista dell’evento nonché garante della buona riuscita della festa, insieme ai suoi aiutanti. Nello spazio antistante la chiesa di San Costantino, il giorno di san Pietro e Paolo, il 29 giugno, si svolge una sorta di prova generale di quella che sarà la corsa del 6 luglio. Lanciati al galoppo, i quasi 100 cavalieri per lo più sedilesi con i loro cavalli, corrono in modo frenetico compiendo diversi e pericolosi giri intorno al sagrato della chiesa, mentre il pubblico in silenzio e con il fiato sospeso segue la corsa. L’Ardia ha senza dubbio una connotazione religiosa, rappresenta la lotta tra cristianesimo e paganesimo, rievocando la battaglia storica tra Costantino e Massenzio, metafora tra il bene e il male. E’ la corsa di cavalli più discussa, spesso cavalli e cavalieri soccombono, a dimostrazione dell’arduo e tortuoso cammino cristiano.

Agosto

La discesa dei Candelieri, a Sassari

Si tiene il 14 agosto, la sera prima della festa della Madonna Assunta giorno in cui sono tante le celebrazioni in tutta la Sardegna. Certamente la Discesa dei Cavalieri a Sassari, è quella più caratteristica ed emozionante. Culmine della festa in onore della Madonna, una lunga processione religiosa di dieci ceri lignei, alti fino a 10 metri e portati a spalla da altrettanti Gremi che sfilano nei loro tradizionali costumi. La tradizione vuole che la città di Sassari sciolga in quest’occasione, il suo voto fatto alla Madonna per averla salvata dalla peste. La particolarità è che tutto ciò viene al suono di tamburi che cadenzano la discesa tra ali di folla assiepate sulle strette vie del centro storico. La direzione è la chiesa di Santa Maria in Betlhem, dove i gremi renderanno omaggio alla Madonna già nella sua posizione dormiente. A corredo della Discesa, una serie di eventi correlati intrisi di misticismo e profonda religiosità.

La Sagra del Redentore, a Nuoro si tiene alla fine di agosto e si tratta di una vera a propria festa, che ricorda quando nel 1901 fu inaugurata la grande statua in bronzo del Redentore, collocata sulla cima del monte Ortobene. La processione parte dalla mattina, quando tutti i nuoresi e i tanti fedeli che raggiungono la città per l’occasione, si raccolgono nella chiesa di Santa Maria della Neve per la funzione religiosa. Da li si diparte per le vie del centro cittadino una sfilata di gruppi vestiti con ricchi abiti della festa, provenienti dalle principali regioni della Sardegna. La processione si sposta poi in pellegrinaggio verso la cima del monte, per raggiungere la statua del Redentore e partecipare alla funzione religiosa. Non mancano poi balli e musica a concludere le fatiche del pellegrinaggio.

Settembre

A Cabras, il primo sabato di settembre si svolge un particolare evento conosciuto come la Corsa degli Scalzi, una processione religiosa che vede il simulacro di San Salvatore portato a spalla da un gremito numero di corridori scalzi e vestiti del solo saio bianco tradizionale di quei luoghi. La leggenda vuole che in occasione di una delle innumerevoli incursioni saracene, gli agricoltori che vivevano nel piccolo villaggio di San Giovanni di Sinis, vollero trasportare il simulacro del Santo dalla piccola chiesa della comunità verso Cabras, al fine di custodirlo e proteggerlo da atti vandalici. Questo, si dice, determinò la fine delle incursioni e per questo motivo ogni anno gli abitanti di Cabras sciolgono il loro voto e riportano, di corsa, il simulacro nel suo luogo d’origine fino alla sera successiva quando il Santo viene riportato a Cabras. Canti, balli e cori fanno da corollario all’evento.

Ottobre e Novembre

Caratterizza il periodo autunnale una manifestazione voluta dalle amministrazioni locali dei paesi e borghi della Barbagia. Autunno in Barbagia apre le porte ai visitatori che vogliono conoscere meglio il territorio, promuovendo i propri prodotti sia alimentari che di tipo artigianale. Cortes Apertas in particolare caratterizza quest’avvenimento dando ospitalità ai turisti nelle grandi corti delle case padronali, dove si vive una atmosfera di altri tempi. Un fitto calendario di avvenimenti itineranti che da ottobre fino a dicembre movimenta la vita nei centri barbaricini, e che spazia come tematiche dall’enogastronomia, alla vita agro pastorale con mostra di attrezzi da lavoro sia dell’uomo che della donna, la produzione del formaggio e la lavorazione del pane. Numerose sono le mostre di prodotti artigianali, dall’oreficeria alla lavorazione del sughero o del cuoio, la tessitura e la produzione di tappeti, spesso con laboratori esperienziali che coinvolgono i visitatori sia adulti che bambini. Una manifestazione sentita e particolarmente apprezzata anche dai visitatori locali.